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Riduzione dei costi per il Casino di Campione

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Il Casinò legale di Campione naviga in acque assai agitate: si potrebbe anche dire che sono acque nelle quali ormai questa struttura è abituata a bordeggiare già da un po’, anche se è triste fare questa affermazione, ma ahimè, è la realtà. I dipendenti bocciano l’ipotesi di un accordo per la riduzione dei costi aziendali e c’è davvero tanta incertezza: non solo, ma bisognerebbe risolvere questa situazione in breve tempo perché è particolarmente delicata e presta il fianco ad attacchi di ogni genere e da parte di “tutti”. Non è la prima volta che questo succede nel comparto dei casinò tricolori: i dipendenti si mettono di traverso alle decisioni prese dai rispettivi sindacati che li rappresentano.

E si sottolinea, non è la prima volta che tra azienda e sindacati si trovi una ipotesi di accordo sulla riduzione del costo del lavoro, cioè abbassando lo stipendio di tutti in modo da scongiurare il ricorso a procedure di licenziamento e questo accordo viene bocciato dagli interessati, andando a mettere in pericolo non direttamente l’azienda ma la credibilità di coloro che dovrebbero rappresentare i dipendenti ed i loro interessi. L’esito di questa “alzata di scudi” è però ciò che più colpisce in questa faccenda: rispetto all’accordo in essere che scadrà la prossima fine di ottobre quello proposto dai sindacati era un accordo migliorativo, pur toccando la totalità dei dipendenti. Quindi, non impiego a tempo pieno, ma ridotto e con stipendi che rimangono, senza ombra di dubbio, dignitosi sia per il lavoratore che per la relativa famiglia.

In ogni caso, il parere contrario dei dipendenti è stato espresso in modo democratico e l’esito di questo “voto” non si può discutere. Anzi, è stata espressa una forte critica all’operato dei sindacati e, sopratutto, a quello aziendale tanto più che questa situazione di regime di solidarietà si trascina da anni e, certamente, non può rendere il personale tranquillo e sereno, ma lo ha reso sempre più critico ed agguerrito.

Non piace assolutamente ai più il modo di gestire l’azienda e, quindi, quando è stato proposto questo accordo è stato rifiutato perché non ritenuto migliorativo oppure perché non poteva in ogni caso garantire la quadratura dei conti? Bisognerebbe anche sapere se i dipendenti hanno anch’essa nel cuore oppure no. Non bisognerebbe essere demagogici o troppo “solidaristi”, ma in alcuni casi bisognerebbe mettersi anche nei panni di chi per tanto tempo vive nella precarietà pur facendo parte del cosiddetto mondo “dorato dei casinò”. E questa è voce comune. Quando si parla di gioco si immagina tutto sfavillante come le apparecchiature che lo compongono.

Forse, in realtà, non è piaciuta la scadenza di sedici mesi e, probabilmente, si sarebbe preferito averla più breve anche perché il mandato dell’attuale consiglio di amministrazione scadrà con l’approvazione del bilancio 2016 ed i dipendenti del casinò si sono sentiti un poco presi in giro… In ogni caso la “vecchia esperienza” insegna che dopo “la presa di posizione dei dipendenti” tra le aziende ed i sindacati l’accordo si è poi trovato in un secondo momento per scongiurare i licenziamenti ed i lavoratori, dopo essersi scambiati i personali punti di vista ed aver manifestato il loro pensiero, abbiano poi accettato, anche se riluttanti, quello che i sindacati avevano loro proposto.